BahaiBigarello
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Bahá'u'lláh (La Gloria di Dio)

Teheran 1817 - Bahji 1892

E’ la Manifestazione di Dio per la nostra epoca

Il nome Bahá'u'lláh in arabo vuol dire "Gloria di Dio". Bahá'u'lláh nacque in Iran, a Teheran, il 12 novembre 1817. Era figlio di un ministro dello Sháh. Venuto a conoscenza della dichiarazione del Bab, che affermava di essere l' inviato di Dio, Bahá'u'lláh abbracciò la fede Babí e divenne uno dei suoi più fermi seguaci. Nel 1852, durante un' ondata di persecuzioni molto crudeli contro i Babí, Bahá'u'lláh fu rinchiuso in una prigione sotterranea a Teheran. Liberato dalla prigione, cominciò per lui e per la sua famiglia una vita di sofferenza e di esilio. Mentre era in esilio a Baghdad nel 1863 rivelò ai suoi discepoli la natura della sua missione. Fu successivamente esiliato prima a Costantinopoli e poi ad Adrianopoli, da cui con inizio nel 1868 scrisse a tutti i capi politici e religiosi del mondo, proclamando il Messaggio divino di cui era portatore. Alla fine fu incarcerato nella colonia penale di Accà dove trapassò, dopo aver scritto decine di opere contenenti le leggi e i principi per l'unificazione dell' umanità, nel 1892. Gli scritti di Bahá’u’lláh offrono le risposte alle eterne domande dei teologi e dei teosofi che hanno tormentato l’umanità fin dai tempi più antichi: Chi è Dio? Cos’è il bene? Perché siamo al mondo? Parlano anche dei problemi moderni che hanno assillato i pensatori del XX secolo, mettendo in evidenza le motivazioni fondamentali della natura umana, rispondendo che la pace è possibile e chiarendo come Dio provveda alla sicurezza e al benessere dell’umanità. Alla metà dell’800, il "Buco Nero" di Teheran era una delle più famose prigioni del Medio Oriente. In passato era servita da cisterna sotterranea per l’acqua di un bagno pubblico e il suo unico accesso era costituito da tre ripide rampe di scale in pietra. I prigionieri stavano accalcati tra i loro stessi rifiuti e languivano nell’oscurità più densa del pozzo, in un’atmosfera sotterranea fredda e fetida. In questo triste ambiente si svolse ancora una volta uno dei più rari ed invocanti eventi religiosi: un essere mortale, esteriormente umano per alcuni aspetti, fu chiamato da Dio per portare all’umanità una nuova rivelazione religiosa. L’anno era il 1852 e l’uomo era un nobile persiano, oggi conosciuto come Bahá’u’lláh. Durante la Sua prigionia, mentre giaceva con i ceppi ai piedi ed una catena pesante circa quarantacinque chili al collo, Bahá’u’lláh ricevette la visione della volontà di Dio per l’umanità. L’evento è paragonabile agli altri grandi momenti del passato in cui Dio si rivelò ai Suoi primi Messaggeri: quando Mosè si trovò di fronte al Roveto Ardente. Buddha fu illuminato sotto l’albero di Bodhi; lo Spirito Santo, sotto orma di colomba, discese su Gesù; o l’arcangelo Gabriele apparve a Maometto. "E siccome non può esservi nessun legame di diretta comunicazione per unire l'unico vero Iddio alla Sua creazione, e nessuna somiglianza può mai esistere fra il transitorio e l'Eterno, il contingente e l'Assoluto, Egli ha comandato che in ogni epoca ed in ogni dispensazione un'anima pura e senza macchia si manifesti nei regni della terra e del cielo.”                                 --Bahá'u'lláh